INVECCHIAMENTO: inquinamento, luce blu e stili di vita influiscono!

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INVECCHIAMENTO: inquinamento, luce blu e stili di vita influiscono!

La luce del computer provoca danni alla pelle quanto quella del sole? L’esperto risponde e così pare…

Che i raggi solari siano dannosi per la pelle è risaputo. I dermatologi consigliano da decenni di evitare un’esposizione diretta e continuata al sole e di farlo soltanto previa applicazione di filtri solari ad ampio raggio. Oltre ai raggi UV emessi dal sole, tuttavia, negli ultimi mesi gli esperti hanno cominciato a indagare sugli effetti determinati dall’esposizione della pelle ai raggi HEV (acronimo di High-Energy Visible light), ovvero la luce blu generata da lampade, computer, smarphone e schermi TV. Raggi a cui, ormai, siamo esposti in maniera più costante rispetto al sole durante tutto il corso dell’anno.

“I raggi HEV possono accelerare il processo d’invecchiamento, provocando rughe premature e macchie. Ma c’è una bella notizia”, ha spiegato il dermatologo newyorchese Joshua Zeichner al sito Coveteur.com.

“Gli HEV non sono associati allo sviluppo di cancro alla pelle, e la quantità di questi raggi generata dai nostri device è piuttosto ridotta. Per intenderci, sono necessarie 13 ore davanti a un computer per eguagliare il numero di raggi HEV generati dal sole in 15 minuti”, continua lo specialista. Tra gli effetti che i raggi HEV provocano sulla pelle, in combinazione all’esposizione ai raggi solari e agli agenti inquinanti presenti nell’aria, ci sarebbero la comparsa di macchie e lentiggini e l’infiammazione progressiva dello strato sottocutaneo che determina la formazione di radicali liberi.

Raggi HEV, come evitarli:

Per adottare un comportamento cautelativo nei confronti dei raggi HEV, Zeichner consiglia innanzitutto di evitare un’esposizione troppo ravvicinata allo schermo e di abbassarne il livello di luminosità quando possibile. Le tradizionali protezioni solari in commercio, infatti, non sarebbero in grado di proteggere la pelle da questi raggi. “La ricerca si sta muovendo per sviluppare protocolli e testare sistemi di protezione nei confronti di questi raggi, ma fino a che questi dati non siano stati scientificamente approvati e regolamentati, le aziende non dovrebbero fare promesse a riguardo con i loro prodotti”, spiega l’esperto. “Pertanto, il mio consiglio è quello di utilizzare prodotti con una buona dose di antiossidanti così da contrastare i radicali liberi e creare una barriera contro tutti i fattori stressanti che potrebbero presentarsi sulla nostra strada”.

INVECCHIAMENTO DA FATTORI AMBIENTALI

Rappresenta il secondo tipo di invecchiamento, indotto da fattori ambientali, tra i quali riveste un ruolo di maggior rilievo il cosiddetto fotoinvecchiamento o photoaging: un insulto cronico provocato da un’esposizione prolungata alla luce solare, che produce un invecchiamento precoce.

Tra gli altri fattori ambientali responsabili dell’invecchiamento cutaneo si distinguono diversi tipi di inquinanti, oltre che sostanze nocive ed irritanti come il fumo di sigaretta.

Tutti questi fattori inducono la formazione di radicali liberi e la riduzione di enzimi che hanno proprietà antiossidanti. I radicali liberi sono delle specie chimiche che reagiscono molto facilmente con altre molecole, provocando dei danni a DNA, RNA, proteine e lipidi di membrana, con il conseguente ispessimento e perdita di elasticità della cute. La formazione di radicali liberi determina l’attivazione di un fattore, chiamato AP-1, che stimola la trascrizione nel DNA di geni che codificano per enzimi con il compito sia di degradare la struttura della matrice extracellulare, sia di ridurre la sintesi, da parte delle cellule del derma (i fibroblasti), di una delle macromolecole più importanti di questa matrice, il collagene, principale responsabile della tonicità cutanea.

In generale il fotoinvecchiamento, o photoaging, provoca un invecchiamento accelerato che, rispetto all’invecchiamento cronologico, si esprime con delle manifestazioni cutanee più accentuate relativamente ad alcuni aspetti, come l’iperpigmentazione cutanea che, inizialmente, si mostra attraverso la formazione di lentiggini, ma poi evolve in vere e proprie macchie senili. Più gravi sono le possibili dilatazioni dei capillari a seguito dell’esposizione prolungata al sole e la formazione di tumori della pelle.

Comparsa delle rughe

Il segno più evidente dell’avanzare del processo di invecchiamento è dato dalle rughe, che hanno l’aspetto di solchi permanenti, lineari e sottili scavati sulla fronte. Esse si distinguono in due tipi: quelle di espressione e quelle di vecchiaia.

La nuova frontiera è l’inquinamento digitale derivante dalla luce blu emessa dai device elettronici, ma le insidie per la pelle derivano da più fonti, esterne e interne. Perché non solo l’aria di città è satura di particelle inquinanti ma anche quella degli ambienti chiusi. Ma come influiscono sulla pelle tutte queste aggressioni? Lo spiega l’epigenetica, mentre le case cosmetiche rispondono con trattamenti sempre più mirati.

“Anti-aging”, il nuovo modo di parlare di anti-rughe

Un concetto che si fa sempre più strada in ambito skin care e che non pone più tanto l’accento sui termini canonici legati alla comunicazione anti-age, come rughe e segni d’espressione, ma punta, sempre più frequentemente, al risultato finale, ovvero il concetto di pelle sana, luminosa e dunque in salute. “Oggi avere un bell’aspetto significa avere una pelle sana e ciò sta diventando prioritario rispetto al desiderio di apparire più giovani. Nello skincare, i consumatori vogliono pianificare il futuro della loro pelle piuttosto che agire con rimedi estemporanei. Preferiscono affidarsi all’innato potere autorigenerante della cute ed evitare che gli inestetismi si presentino. Vogliono una pelle sana e luminosa che risplenda dall’interno”. Così si spiega, dunque, l’insistenza sempre più forte delle case cosmetiche sui fattori che causano disfunzioni e infiammazioni, dunque un invecchiamento precoce: inquinamento atmosferico in primis, argomento sempre più dibattuto, stress psico-fisico, abitudini di vita sempre più frenetiche e, di recente, un nuovo argomento che sta interessando la ricerca cosmetica: l’inquinamento digitale derivato dai device elettronici e in particolare dall’insidiosa luce blu. E sempre più frequenti diventano anche concetti come l’epigenetica, ovvero l’influenza degli stili di vita sulla funzione dei geni.

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Un ulteriore passo avanti intende compierlo Avène con il concetto di “inflammaging”, ovvero il processo micro-infiammatorio che si sviluppa silenziosamente in tutti gli organi, compresa la pelle, dimostrando che i fattori interni (età, scompensi ormonali) ed esterni (raggi UV, inquinamento, stress) possono influire sulla struttura del derma e sul rinnovamento dell’epidermide. Anche la mancanza di sonno è causa di invecchiamento precoce, come mette in evidenza il brand Filorga e numerosi studi i quali dimostrano che dormire meno di 6 ore a notte comprometterebbe notevolmente la qualità della pelle, perché il sonno ha una funzione fondamentale per l’organismo: quella della rigenerazione e del recupero dai danni causati dalle aggressioni quotidiane. In Asia, le prime tre ore di sonno vengono chiamate “Golden Time”, le più importanti per la bellezza dato che proprio tra le 11 di sera e le 4 del mattino la pelle attiva maggiormente i processi di riparazione, con un picco del rinnovamento cellulare all’1 di notte: la microcircolazione aumenta, la pelle è più permeabile e recettiva nei confronti dei trattamenti cosmetici. È per questo che Filorga ha messo a punto Ncef-Night Mask agisce sulla sintesi della melatonina a livello cutaneo e ottimizza i benefici del sonno.

Luce blu: come influisce sull’invecchiamento della pelle e come difendersi

LUCE BLU: LA NUOVA FRONTIERA
Non bastassero tutti i fattori suddetti, a peggiorare lo stress ossidativo adesso sono anche i device tecnologici, smartphone, pc, tablet e schermi a led in generale che, secondo recenti studi, produrrebbero quella che viene chiamata “luce blu”, fonte di inquinamento ancora più insidiosa di raggi ultravioletti e particelle disperse nell’atmosfera e causa di precoce invecchiamento cutaneo e di maculopatie oculari. Conosciuta anche come “High Energy Visible” (HEV), la luce blu è meno pericolosa rispetto agli UV ma più subdola perché non procura segni di danneggiamento visibili e ne siamo esposti in maniera costante. È chiamata anche il “male del 21esimo secolo”: basti pensare, infatti, che ciascuno di noi possiede circa quattro device e che mediamente trascorriamo sei ore al giorno davanti a schermi con luci Led, per un tempo complessivo calcolato in tre mesi consecutivi all’anno. Inoltre, secondo alcune ricerche, i più giovani controllano i loro telefoni per una media di 150 volte al giorno. È possibile rimediare o siamo tutti condannati a subire gli effetti della luce blu? Proprio come per l’esposizione solare, è necessario imparare a conviverci e, soprattutto, a proteggersi da essa attraverso l’introduzione di trattamenti mirati per la pelle nella routine di bellezza quotidiana, come Age Protect Uriage, una linea skin care specifica di prevenzione. La luce blu, infatti, può penetrare fino al nostro derma e colpire collagene ed elastina, con relativi danni come rughe, cedimenti cutanei e iper-pigmentazione. L’esposizione notturna alla luce blu interferisce negativamente sulla sincronizzazione del ritmo circadiano naturale delle cellule cutanee poiché l’esposizione alla luce blu durante la notte può far percepire all’organismo che sia ancora giorno forzando il prolungamento del tempo di veglia e il lavoro svolto dalla pelle di giorno, influenzando così il naturale processo di riparazione notturno.

L’INFLUENZA DEI FATTORI ESTERNI

“Oggi ridurre lo stress è diventata la priorità dei consumatori. Le crescenti preoccupazioni sociali, politiche, ambientali e il futuro incerto generano la necessità di poter fare del nostro meglio nelle cose che possiamo controllare, come migliorare corpo e mente. Si investe in cibo sano, meditazione e in tutto ciò che aiuta a diminuire lo stress”. Un argomento, quello della auto-difesa della pelle attraverso la cosmesi, che tocca un ambito di studio chiamato “epigenetica”, la scienza che studia come e quanto l’ambiente può modificare il lavoro dei geni attraverso abitudini e stili di vita.